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mercoledì 7 ottobre 2020

Ilio Capozzi, e la mia prima visita alla sua tomba

 


Mi sono recato nel novembre del 2017 al cimitero dell’Avenida Independencia  dove riposano i resti del nostro connazionale Ilio Capozzi, eroe della Guerra de Abril. Volevo rendermi conto di persona del trattamento riservato al nostro connazionale dopo la sua eroica immolazione il 19 maggio 1965 nell’importante episodio storico nell'assalto al Palazzo Nazionale, combattendo a favore di una patria non sua.

Il cimitero è stato chiuso nel 1942 ed è stato riaperto nel 1965 per dare sepoltura, soprattutto in fosse comuni, quindi anonimamente, ai numerosissimi caduti della guerra, per lo più combattenti costituzionalisti, vittime di scontri armati contro forze immensamente superiori, immolatisi per un’ideale, il patriottismo.

Ilio Capozzi, non dubitò un istante da che parte schierarsi. Del resto i “suoi” uomini rana o sommozzatori, soldati valorosissimi, superiori in abilità e preparazione al combattimento agli stessi marine americani e a tante truppe scelte europee, avevano optato in larghissima maggioranza nello stesso modo.



Dei 107 che avevano superato l'addestramento a cura di militari italiani ingaggiati da Trujillo, 100 abbracciarono la causa dei costituzionalisti. Ognuno di loro valeva un reggimento, in quanto era in grado di recare danni ingenti alle truppe nemiche. Del resto Ilio nel suo “curriculum” di soldato vantava anche l’affondamento nel porto di Gibilterra durante la seconda guerra mondiale di diverse navi inglesi insieme ad altri sommozzatori che riuscirono anche a fuggire senza subire perdite umane.

Ilio Capozzi si guadagnò nella Repubblica Dominicana il rispetto che merita un eroe. Bisogna tenere presente il messaggio che la sua immolazione continuerà sempre a trasmettere a dominicani e italiani: la patria va difesa, la vita è un equo prezzo a tal fine!

Con grande rispetto, gli venne riservata una delle tombe migliori. Ne siamo fieri!



La targa del suo nome è piccola e quasi nascosta dietro un albero e tra l'altro riporta ancora il suo cognome scritto male Capocci, anziché Capozzi. Ora sappiamo come si chiamava e dove è nato e tante altre cose relative alla sua biografia. Tutto merito del CTIM che sta svolgendo da anni accurati studi nelle persone del suo delegato nazionale Cav. Paolo Dussich e di Gianni Prudenza.

Quando entrai nel cimitero pensai che trovare la sua tomba sarebbe stata un’impresa difficile. Chiesi allora tanto per avere un orientamento al guardiano dove fossero sotterrati gli eroi della Guerra de Abril e con mia grande sorpresa il primo nome che questi mi riferì fu proprio quello di Ilio Capozzi.

Nato a Roma il 16 novembre 1918. Le ultime parole che si ricordano di lui e che pronunciò dopo un colloquio con l’allora ambasciatore d’Italia sono: «L’uomo non sa quando né dove nasce, ma può decidere quando e perché morire».