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martedì 12 giugno 2018

È deceduto il ristoratore italiano Gennaro Di Meo titolare del noto ristorante Agua y Sal di Boca Chica




Classe 1964, avrebbe compiuto 54 anni il 30 del corrente mese. Nato a Castellamare di Stabbia, maturità classica. Si è dedicato alla gastronomia.
È arrivato a Boca Chica nell’ottobre del 2013. Anteriormente per alcuni anni aveva soggiornato a Itanhaém nello stato di San Paolo (Brasile).
A Boca Chica si è affermato in poco tempo.
Partendo da un negozio piccolissimo di 5m2 per 2 dal nome “Gennaro Comida” si era esteso a tutta la “plaza”, prendendo in affitto dall’unico proprietario i piccoli locali e convertendo lo sgabuzzino iniziale nel Ristorante Agua y Sal.
Il segreto del suo successo: la pasta fresca.
Le volte che ci sono passato ho trovato il locale sempre pieno. Era sulla frequentatissima calle Duarte di Boca Chica che di notte diventa pedonale. Aveva molti tavoli anche lungo la strada. Tanta gente si fermava a bere qualcosa nel tipico bancone.
Era divorziato, aveva una figlia italiana Terry.
Nonostante la sua attività evidenziasse un grande volume di vendita, le cose non procedevano tanto bene per lui dal punto di vista economico.
Da circa un anno aveva perso il ristorante e subiva ancora le ripercussioni legali del fallimento mentre sognava nuove opportunità.
Un suo amico mi ha riferito che due settimana fa lo aveva contattato per trovare un volo economico perché voleva rientrare per un periodo in Italia. Poi non aveva saputo più nulla di lui. Un altro amico ristoratore si era imbattuto con lui due o tre giorni fa in un supermercato. È morto all’improvviso, soffriva già di cuore. Una trombosi lo ha stroncato.
Decisamente la Repubblica Dominicana non porta bene ai ristoratori.
Un’attività stressante. La morte di Gennaro Di Meo si aggiunge a tutta una serie di decessi di ristoratori che si sono verificati da un anno a questa parte. Alcuni hanno perso la vita a seguito di incidenti stradali, c’è stato qualche suicidio quanto meno dubbio, qualche decesso per cause naturale e c’è anche chi è morto in un incidente sul lavoro a conseguenza delle bruciature di terzo grado subite nel corso della sua attività di cuoco.
Tanto sacrificio. Ci vuole passione se no non si può fare. Molto stress e molta pressione.
L’altro giorno mi sono trovato con un connazionale che era felice di aver abbandonato la gastronomia una decina di anni fa. Ma per uno che molla ci sono tanti che ci vorrebbero provare. E ogni giorno che passa lo stress aumenta e non solo perché di per sé quella del ristoratore è un’attività stressante, ora bisogna aggiungerci anche la gestione contabile e fiscale che diventa sempre più complessa…