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mercoledì 8 novembre 2017

La società italiana Technimont chiede altri 720 milioni di dollari per Punta Catalina



Il megaprogetto della centrale termoelettrica a carbone di Punta Catalina è a rischio: la società italiana Technimont chiede una maggiorazione della cifra d’appalto di 720 milioni di dollari
Il governo è in difficoltà. La Repubblica Dominicana intende rivolgersi a una corte arbitrale internazionale per dirimere la controversia.
La Tecnimont, Odebrecht e  Aceros Estrella formano il consorzio che costruisce l’impianto termoelettrico a carbone di Punta Catalina. La richiesta della società italiana potrebbe paralizzare l’opera, dal momento che il governo ha reso noto per vie diverse che non pagherà i 720 milioni di dollari aggiuntivi. Lo hanno riferito ai media fonti bene informate.
Il governo è disposto quindi a sostenere spese legali di decine di milioni anche perché non sarebbe in grado di reperire i fondi che la Technimont richiede. L’aspetto del finanziamento dell’opera si è complicato notevolmente dopo che alcune banche estere e dominicane si sono ritirate dal pool originario all’ultimo momento a seguito dello scoppio del caso Odebrecht.
Un riconoscimento alla Technimont delle sue ragioni di credito da parte della Corte arbitrale eleverebbe il costo dell’opera a oltre 3.000 milioni di dollari, il che la convertirebbe nella più cara opera al mondo nel suo genere. Ricordiamo che il contratto originario prevedeva  2.041 milioni di dollari con consegna e messa in funzionamento previste nel 2018.
Il governo ha già investito nella costruzione degli impianti 1.742 milioni di dollari incluso un anticipo di 150 milioni di dollari. Di queste cifre circa 1500 milioni provengono da prestiti e da titoli dello stato emessi e collocati sui mercati internazionali.

La continuazione di questa controversia potrebbe impedire che questi impianti, considerati l’opera massima della gestione del presidente Danilo Medina, si concludano nella presente gestione di governo dal momento che nemmeno lo stato è riuscito a fare interessare al progetto le società finanziarie nazionali o estere. I tecnici sono d’accordo nel ritenere che il problema è maggiore di quanto emerso dai media. Si tratta di una minaccia latente che incombe sull’opera che, se non portata a termine, potrebbe far fallire anche un altro progetto importante: la rielezione come presidente di Danilo Medina nel 2020 dopo aver modificato per la seconda volta a tal fine la costituzione della repubblica!