A proposito della tesi della chiusura punitiva dell’ambasciata
di Santo Domingo, un nostro connazionale sostiene quanto segue:
“Chiudere un'ambasciata per «gravi irregolarità dei
visti», per delle persone normalmente intelligenti comporterebbe:
1) sapere almeno quanti sono e a chi sono stati
rilasciati i visti irregolari,
2) sapere chi, in ambasciata, ha favorito e/o emesso
i visti in questione,
3) sapere chi «non poteva non sapere» e perché, se
le irregolarità c'erano, non c'è stato nessun «colpevole».”
Se l’ambasciata come afferma il giornalista Cesare
De Carlo del Resto del Carlino, con l’avallo evidente del nostro ambasciatore,
è stata chiusa per gravi irregolarità dei visti, tale chiusura aveva quindi
natura punitiva.
Ci si chiede a questo punto e lo si chiede anche
alla Farnesina, visto che questa posizione sta assumendo i crismi dell’ufficialità,
chi è stato punito.
Certo la gestione passata della Farnesina non era in
mano a delle cime intellettualmente parlando. Per di più, i funzionari “politici”
erano tutti personaggi ripescati tra i mondialisti, legati a Mario Monti e a George
Soros tra gli altri. Un team lungimirante nel senso che guardava oltre gli
interessi della nazione che rappresentava e cioè l’Italia.
Ma allora chi è stato punito?
La risposta è evidente e sotto gli occhi di tutti: è
stato punito l’immobile in cui l’ambasciata è tuttora insediata. Sembra assurdo
e quindi come ragionamento fila, perché le assurdità nella gestione della
Farnesina sono state una costante negli ultimi sette anni.
Si è proceduto subito allo svuotamento di questo
immobile “corrotto” e la sua messa in vendita era già cosa fatta finché si è saputo
ed è stata una brutta sorpresa per gli omini della Farnesina, dell’esistenza di
una clausola inserita nel contratto di donazione dal connazionale donante,
Angiolino Vicini di Zoagli (GE), 120 anni fa e che stabiliva una destinazione d’uso
vincolante.
La “punizione” dell’immobile è stata quindi sospesa,
ma l’abbandono è persistito anche dopo la riapertura dell’ambasciata visto che
l’immobile non è gradito all’ambasciatore designato e che è stato già disposto
il trasferimento degli uffici in altra sede, più prestigiosa e molto più cara…
E quest’ultima particolarità avrebbe un senso se effettivamente la nostra sede
diplomatica fosse stata chiusa per motivi di bilancio, il che non è, come ci
insegna il nostro ambasciatore attraverso le informazioni alla stampa.
Tanti di noi che abbiamo soggiornato nella sala di
aspetto di via Rodríguez Objio hanno pensato che avrebbero potuto acquistare
spendendo i soldi di tasca propria qualche barattolo di pittura per dare una
sistematina veloce alle pareti esterne degli sportelli, per rendere insomma un
po’ più presentabile quella che è anche la nostra casa.
Comunque se un immobile è stato “punito” non c’è
verso di alleggerire l’espiazione delle sue colpe. La responsabilità di questo
scandalo visti, di cui non ci sono tracce sia ben chiaro, ricade sull’immobile
su cui l’ambasciata è stata insediata per 120 anni e questo verrà
definitivamente abbandonato!
I veri puniti di questa vicenda sono invece i
connazionali residenti nella Repubblica Dominicana, che ancora oggi dopo un
anno dalla riapertura dell’ambasciata stentano ad avere i servizi consolari di
cui hanno bisogno.
Del resto in fin dei conti i “colpevoli” di tutta
questa corruzione, anche se fantomatica e mai dimostrata, sono proprio loro,
gli italiani, poco interessati ai visti, sì, ma comunque alquanto malfamati.
Secondo la stampa italiana più accreditata i
connazionali residenti nella Repubblica Dominicana sono delinquenti, latitanti,
pregiudicati e via dicendo. Non a caso l’articolo del giornalista Cesare De
Carlo nel suo titolo riporta le seguenti parole:
Santo Domingo, la dolce vita. L’altra faccia (ricca)
di Hispaniola
E se le cose stanno così perché mai ci si dovrebbe
preoccupare più di tanto delle nostre esigenze?