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domenica 19 marzo 2017

OGGI SI RICORDA NELLA REPUBBLICA DOMINICANA UN EPISODIO IMPORTANTISSIMO DELLA SUA STORIA: LA BATTAGLIA DEL 19 MARZO 1844




Si dice che la storia sia un dato di fatto immutabile in quanto già accaduto, analizzato e descritto con dovizia di particolari dagli storici. Invece mi accorgo che ogni volta che rileggo la cronaca di certi episodi trovo sempre degli elementi nuovi. Gli storici sembrano dei giornalisti di parte che vogliono orientare i lettori di turno nell'interpretazione di eventi passati in modo favorevole alle loro ideologie e ai loro obiettivi personali. Uno di questi è sicuramente quello di far rimuovere dal Pantheon nazionale i resti di Pedro Santana Familia, "El Libertador", artefice indiscusso sul campo dell'indipendenza dominicana, reo però di aver promosso l'annessione alla Spagna negli anni '60 del diciannovesimo secolo.
Nelle vaste aree di sua proprietà nell'attuale provincia di El Seibo c'erano mandrie di bovini con numerosi capi di bestiame che vivevano e si riproducevano allo stato brado. Alle sue dipendenze lavoravano migliaia di uomini che abbattevano i bovini a seconda delle richieste a colpi di "machete", pesante e lungo coltello che da queste parti da sempre è uno strumento di lavoro nei campi agricoli o anche di difesa, spesso di aggressione, e che al tempo veniva utilizzato come arma nei campi di battaglia. Duemila di questi uomini dalle braccia possenti e temprati a sforzi immani e a battaglie campestri con bestie selvagge, che spesso e volentieri non attendevano passive la loro fine, hanno costituito il primo esercito dominicano.
Prima del 27 febbraio del 1844 questi novelli soldati dall'indole temeraria, tra l'altro uno dei tratti caratteristici della personalità dominicana, che prevale soprattutto nell'est della Repubblica, erano già stati addestrati e armati. Erano muniti di fucili e dell'artiglieria necessaria, ma il punto di forza dell'esercito di Pedro Santana Familia erano i suoi lancieri... Essi non imbracciavano lance, brandivano bensì machete e cavalcavano come centauri nei campi di battaglia falciando i nemici quasi fossero fragili ramoscelli. Una tecnica tutta caraibica di combattimento che venne assunta successivamente dai cubani nella loro guerra di indipendenza.
Dire che i duemila seibani dell'importantissima battaglia del 19 marzo
erano uomini di Pedro Santana Familia non è un'esagerazione. Erano veramente uomini suoi, che "El Libertador" conosceva uno per uno insieme alle loro famiglie e ai loro figli. Essi seguivano il loro leader oltre che datore di lavoro ed erano disposti a dare la vita per lui. Pedro Santana Familia incarna, infatti, nella Repubblica Dominicana una figura ben nota in America Latina: il "caudillo", un capo carismatico dall'intelligenza acuta, di solito attendista e propenso a tecniche belliche di sfiancamento.
Pedro Santana Familia conosceva a fondo la strategia e la tattica militare: gliele aveva tramandate suo padre, il colonnello Pedro Santana, uno degli eroi della battaglia di Palo Hincado del 1808. Gli erano noti i punti di forza del suo esercito, combatteva in un territorio in cui la popolazione gli era amica. Le sue debolezze: il nemico era cinque volte più numeroso.
L'approvvigionamento di alimenti e di acqua non gli mancava e la motivazione dei suoi uomini era forte. Tutelò le vite dei suoi soldati in ogni momento e in questo suo atteggiamento attendista favorito dalle circostanze e volto a limitare al minimo le perdita umane si ritirò dopo una vittoria, abbandonando la città di Azua al nemico. Ed è per questo che venne e viene tuttora aspramente criticato dai suoi nemici e di questi ne ebbe tanti in vita, ma moltissimi di più dopo morto.
Alla fine però inflisse una sonora sconfitta con i suoi improvvisati lancieri a un esercito cinque volte più numeroso e confermò sul campo la dichiarazione di indipendenza del 27 febbraio precedente. Questa vittoria ebbe grande importanza in quanto i dominicani che facevano parte delle truppe haitiane sul territorio vennero acquisiti nel nuovo esercito insieme alle armi leggere e di artiglieria di cui disponevano. Vittoria dell'intelligenza e della superiorità culturale di un popolo di uomini liberi da sempre... e anche del rispetto e dell'amore dei soldati per il loro "caudillo". Una vittoria tutta seibana...