Cerca nel blog

lunedì 30 ottobre 2017

Il potere giudiziario della Repubblica Dominicana occupa uno degli ultimi posti nel ranking del Forum economico mondiale



La corruzione è un tema che occupa le prime pagine dei giornali dominicani da diverso tempo. Nell’occhio del ciclone si trovano in particolare i politici, ma non solo. Ed è a questi che si rivolge la marcia verde contro l’impunità. Decine di migliaia di persone con addosso delle magliette rigorosamente verdi sfilano quasi ogni settimana, uragani permettendo, per le principali città del Paese. Contestano l’impunità dei corrotti.
Difatti, si parla tanto di corruzione, ma non si arriva che molto raramente a una condanna. L’impunità non è sicuramente inventata. La si riscontra ogni giorno. Si tratta dell’altra faccia della stessa medaglia. La corruzione esiste soprattutto perché esiste l’impunità dei corrotti.
L’attenzione quindi si deve spostare necessariamente sul potere giudiziario: il terzo potere di uno stato democratico. Qui troviamo però una situazione mista. Da una parte infatti, e in particolare per quel che riguarda la magistratura inquirente, la responsabilità continua a gravare sul potere esecutivo. I pubblici ministeri e i procuratori della repubblica rispondono al potere esecutivo e quindi al governo. Si tratta per lo più di militanti del partito politico vincitore alle ultime elezioni. Tant’è che se il partito di governo viene sconfitto alle elezioni, al 16 agosto successivo a queste, tutti i pubblici ministeri e procuratori vengono sostituiti.
La magistratura inquirente è saldamente in mano al potere esecutivo. Ne consegue che ci si lamenta delle impostazioni accusatorie che spesso non raggiungono uno standard sufficiente e portano i processi giudiziari a un nulla di fatto. Ma questa insufficienza riguarda solo i colleghi di partito in difficoltà per accuse varie di cui vengono imputati o si estende anche ad altre questioni? A discrezione o a pagamento o in seguito a traffico di influenze?
Il dubbio è che l’aderenza alle leggi penali non sia la regola. E nemmeno la magistratura giudicante ne viene fuori indenne da questa ridda di sospetti sull’affidabilità del sistema giudiziario che comprende non solo la magistratura inquirente, ma anche quella giudiziaria, nonché gli avvocati e la polizia.
Non occorre che ce lo dicano i giornali, ne sappiamo qualcosa per esperienza personale e comunitaria.
Ora c’è però la novità del ranking mondiale sull’indipendenza giudiziaria che colloca la Repubblica Dominicana al 130esimo posto su 137 paesi partecipanti all’inchiesta. E a peggiorare le cose è intervenuto il candidato alla presidenza dell’ordine degli avvocati, David Brens che sostiene in una sua intervista recente:
"Questo rapporto è una radiografia di ciò che sta accadendo nel sistema giudiziario dominicano. Si sta screditando a livello mondiale la Repubblica Dominicana per il modo in cui opera la magistratura e questo dovrebbe essere motivo di imbarazzo per i dominicani.”
Ha riferito ancora che “anche se ci sono molti giudici e pubblici ministeri onesti, la giustizia Dominicana è diventata un mercato in cui si comprano e si vendono sentenze.” Secondo il dott. Brens, bisognerebbe correggere questa situazione, migliorare l’immagine del sistema giudiziario, rafforzandolo, per far sì che la popolazione e gli investitori stranieri che arrivano nel Paese si fidino della giustizia dominicana.