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martedì 3 ottobre 2017

Porto Rico avrà bisogno di oltre un anno per riprendersi completamente dal passaggio dell’uragano Maria


Trump dice che non c’è stato mai un angolo della terra così devastato come Porto Rico. Sarà oggi presente nell’isola insieme a sua moglie Melania per valutare i danni causati dall’uragano.
L’uragano Maria ha attraversato il territorio di Portorico dodici giorni fa, colpendolo con la forza di un uragano di categoria 4, lasciando 16 morti e provocando scarsità di alimenti, combustibili e acqua. La gente sta patendo la fame e la sete e non può recarsi al lavoro. L’infrastruttura elettrica è collassata. L’agricoltura è stata distrutta per oltre l’80% e ci vorrà più di un anno e mezzo perché si riprenda completamente, sempre che nel frattempo l’isola non venga flagellata da un altro uragano, il che è abbastanza probabile, visti gli ultimi sviluppi relativi alla frequenza e all’intensità di queste tormente.
Senza elettricità, telecomunicazioni, internet. Non ci sono generatori di corrente a sufficienza e non si trova il combustibile per farli funzionare. I ristoranti sono chiusi. Nei pochi centri commerciali che hanno aperto si sono formate lunghissime file di persone che entrando si trovano di fronte a scaffalature semivuote. Ecco perché quando si avvicina un uragano la gente si riversa nei supermercati per approvvigionarsi di quanto necessario per un periodo di tempo abbastanza lungo. Nella notte di martedì 26 settembre, la nave ospedale più grande del mondo, la USNS Comfort, è partita verso Porto Rico dove solo 11 di 70 ospedali funzionano. Dispone di 1000 letti 12 sale operatorie un tomografo e vari strumenti di radiologia.
Sono stati devastati anche i capannoni adibiti alla mungitura e i recinti per l’allevamento del pollame. Non più latte, formaggio, yogurt, uova, pollo. Le coltivazioni maggiormente danneggiate sono quelle di platano, banane, caffè. Le palme, in gran parte divelte, ci metteranno dieci anni per tornare a crescere.
Centinaia di cadaveri nei cimiteri sono stati esumati dalla forza delle piogge e sono rimasti alla vista. Sono stati sollevati timori di possibili rischi per la salute. Si era diffusa la voce che i cadaveri fossero in parte finiti nei fiumi, contaminandone l’acqua. Ma la versione è stata smentita.
Ci sono ancora migliaia di rifugiati, con un 75% delle case senza acqua potabile, senza telefono, poco approvvigionamento di combustibili e senza internet. Il principale problema è il collasso dell’infrastruttura elettrica e delle telecomunicazioni. Molti danneggiati si preparano a un anno senza corrente elettrica. Solo pochissimi possiedono generatori di corrente per i loro frigoriferi o lavatrici.

Un quadro desolante quello di Porto Rico a due settimane dal passaggio dell’uragano Maria. Vivere nei Caraibi evidentemente ha anche i suoi lati negativi!