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domenica 2 dicembre 2018

47: O muorto che parla (e che chatta)


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Chi gioca al lotto non dovrebbe perdere l’occasione di giocare oggi il fatidico 47 nella ricevitoria del lotto locale. Difatti abbiamo appreso ora che Severino Toneatto, vittima due anni fa di omicidio a casa sua ha il suo account di Facebook attivo e con un post del 10 luglio invita i lettori a scrivergli. Tutto può capitare nella realtà virtuale di internet. Comunque a parte la giocata imperdibile del 47 secondo le migliori tradizioni ora integrate con “O muorto che chatta”, non c’è nient’altro da aggiungere. Semmai risulterebbe interessante sapere se l’account lo sta utilizzando la vedova.
La signora Rosiris Santana Capellan con le sue false accuse ha rovinato la vita di due giovani haitiani che hanno trascorso nelle carceri locali ingiustamente oltre due anni. Questa signora che è partita subito per l’Italia dovrebbe anche chiarire tante altre cose sulla dinamica dell’omicidio di cui attualmente viene fortemente sospettata di essere complice o addirittura esecutrice.
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Una cosa è certa: se la comunità haitiana non si fosse mossa decisamente per sostenere i due giovani, questi avrebbero trascorso tutte le loro vite in carcere. Un’altra cosa poi deve essere data per scontata: la falsa dichiarazione della vedova non comporterà un suo processo o una sua condanna. L’area della testimonianza è un feudo delle testimonianze non punibili se sono false: hanno effetti solo sugli altri ma non su chi dolosamente se ne serve. Paese che vai usanza che trovi!
Riguardo alla solidarietà della comunità haitiana la nostra connazionale Diana Spedicato (Salsabrosa) si esprime così: “Al di là dei facili commenti distruttivi che possano venire in mente, prendiamo esempio dall’attuazione della comunità haitiana de Las Terrenas, cerchiamo di essere sempre compatti e uniti in queste cose quando il caso lo merita, difendiamoci tra noi quando le istituzioni non arrivano a operare nel modo corretto! Prendiamo esempio e ricordiamo!”
Del resto questa è una linea di azione che alcuni membri della nostra comunità tra cui Diana hanno già intrapreso costituendo la Fundación Solidaridad Italiana che è già operativa, intervenendo ad es. nel Caso Vulso, e che ha dei progetti molto interessanti di coinvolgimento dei connazionali e di raccolta di fondi.
Insomma si guarda solo avanti, le intenzioni sono ottime, le persone validissime e la comunità è sempre più consapevole di se stessa.