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mercoledì 12 dicembre 2018

Per le sorelle Aguasviva non c’è spazio per il vittimismo




L’Associazione di familiari detenuti e scomparsi AFAMIDESA e l’Associazione a difesa dei diritti umani dei migranti DEDEDIN hanno lanciato di recente un appello alle autorità dominicane, addirittura allo stesso presidente della Repubblica, per segnalare la scomparsa in Italia di due sorelle di San Cristobal, Yulisa ed Evelin Aguasviva, recluse in un carcere ignoto e in stato di isolamento.
Queste informazioni erano state fornite alle associazioni dal padre delle donne che ha anche precisato che le sue due figlie appartenevano alla chiesa evangelica e che si erano sempre dedicate a predicare il Vangelo.
I familiari sapevano invece dove e perché le donne erano recluse. Dei parenti provenienti dalla Francia le avevano visitate in carcere.
Con questa denuncia si è voluto promuovere una campagna mediatica a favore delle donne che avrebbero assunto così il ruolo di vittime di una delle tante cause di affidamento di minore di coppie di diverse nazionalità.
C’è voluto un po’ di tempo per venire a capo della vicenda. Nei gruppi di Facebook di dominicani residenti in Italia qualcuno parlava di aggressione a carabinieri in una caserma. Qualcosa si sapeva già. Attraverso una ricerca meticolosa sugli account di Facebook delle sorelle Aguasviva e conoscendo il nome dell’italiano coinvolto, Mimmo Di Noia, sono riuscito a risalire al padre di Mimmo, Salvatore, che nel suo account di Facebook pubblico consente di accedere alle sue pubblicazioni. È stato possibile così ricavare diverse informazioni sul rapporto tra le donne e il figlio Mimmo.
Sono riuscito inoltre a contattare personalmente Salvatore e sono venuto a conoscenza che le donne erano recluse nel carcere di Potenza.
L’8.6.2018 sono state arrestate e rinchiuse nel carcere di Taranto, da dove, presumibilmente per cattiva condotta, sono state spostate al carcere di Potenza verso la fine di agosto.
L’8.6.2018 le due sorelle si sono presentate alla Caserma dei Carabinieri di San Giorgio Jonico armate ognuna di un coltello e hanno ferito quattro carabinieri e rotto un computer e un mobile.
Le giovani di San Cristobal sottoposte a processo penale hanno optato per il rito abbreviato e sono state condannate a due anni. Non avendo fissa dimora in Italia sono rimaste in carcere dove si trovano tuttora.


Il nonno della bambina non le ha volute ospitare più nella sua seconda casa occupata dal figlio, padre della bambina, ex marito di Yulisa e attuale marito di Evelin. Le Aguasviva, sostiene, hanno provocato danni alla casa e lo hanno minacciato più volte. Inoltre avevano riempito la casa di altarini vudù, altro che predicatrici del Vangelo…

Le autorità italiane stanno cercando di fare in modo che le sorelle possano espiare la loro pena presso qualche associazione o casa di accoglienza dove dovrebbero fare dei lavori sociali. Si spera che ciò sia possibile.

Ci si chiede che tipo di persone sono le sorelle Aguasviva. Come mai si sono rese protagoniste di un’aggressione a mano armata a una caserma dei carabinieri?
Innanzitutto bisogna precisare che nella Repubblica Dominicana a nessuno verrebbe in mente di compiere un gesto del genere. E nemmeno il fatto della bambina contesa le giustifica perché questa si trovava e si trova in ottime mani e non esistevano motivi di urgenza per strapparla ai nonni.
Alla base del gesto c’è quindi violenza pura e squilibrio mentale. Sono donne con problemi. Per una conferma di questo ci vuole poco, basta recarsi ad Hatillo, magari soltanto al “destacamento” o commissariato di polizia locale prima e se si vuole, successivamente, intervistare qualche persona del posto.
Le sorelle Aguasviva sono conosciute. Il ricorso alle armi bianche non è una novità. Evelin è stata già denunciata per tentato omicidio.
Mimmo Di Noia è rimasto quanto più possibile accanto alla sua bambina in provincia di San Cristobal per fare in modo che non le mancasse l’essenziale.
Ha anche comprato un terreno dove Yulisa ed Evelin hanno costruito la loro casetta rustica, ma non viveva insieme a loro. Non glielo consentivano.
È stato costretto a divorziare da Yulisa per sposare Evelin. Lo ha preteso Yulisa la madre di Miriam. L’alternativa era non vedere mai più la bambina.
Una storia di minacce e di violenze a non finire, dove la vittima è un italiano.
Mimmo e Yulisa si sono conosciuti per internet e dopo un anno di chat Mimmo si è recato a Santo Domingo per sposarla e sono convolati a nozze il 23.08.2012.  La coppia è arrivata in Italia verso la fine di settembre dello stesso anno. Yulisa il 13 dicembre 2013 ha partorito una bambina, Miriam.

Yulisa ci è rimasta però ancora poco in Italia, dopo cinque mesi, il 28.05.2014 ha fatto ritorno insieme alla figlia a Santo Domingo e dopo tre anni e sette mesi ambiva di nuovo di ritrasferirsi in Italia insieme alla sorella. I soliti tentennamenti di chi non è mai contento.
Mimmo non è un vecchio, ha 41 anni, e non è un ruffiano. Ha fatto l’impossibile per accontentare Yulisa. L’ha mantenuta per diversi anni. Ha consentito inoltre alle sorelle di fare un viaggio in Italia dove entrambe hanno trovato un alloggio decente presso una casa del padre di Mimmo.
La situazione quindi è completamente diversa da come prospettata dalle associazioni che hanno lanciato l’allarme. Qui non c’è spazio per il vittimismo.
Le donne si meritano la condanna che è stata loro inflitta. Difficilmente troveranno chi le accolga al di fuori del carcere vista la loro natura violenta.
Si spera che nel corso del periodo di carcerazione abbiano modo di ravvedersi.