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domenica 4 novembre 2018

Sovraffollamento carcerario, allarme rosso a San Pedro de Macorís. “Il carcere è un inferno di uomini vivi”.



Non tanto tempo fa pubblicai una foto abbastanza recente che evidenziava la situazione di grave sovraffollamento dei carceri preventivi.
Un connazionale spesso seguito dalla comunità per le sue pubblicazioni video ha sostenuto che era da tempo che la foto circolava in rete e che non era chiaro se provenisse da El Salvador o dall’Etiopia. Affermazioni facilmente smentite attraverso una ricerca per immagini su Google. La fotografia proveniva proprio da San Pedro de Macorís.
Il tema torna ora alla ribalta dei media. I reclusi nel carcere preventivo del Palazzo di Giustizia di San Pedro de Macorís hanno denunciato ancora una volta il sovraffollamento in cui sono costretti a vivere e hanno chiesto il trasferimento in case circondariali più sicure. Hanno riferito che stanno vivendo un dramma umanitario viste le alte temperature, la mancanza di spazio e di acqua.
I reclusi hanno inviato fotografie alle reti sociali dove si vede gente dormendo in amache e sul pavimento, praticamente uno sopra l’altro, e hanno sostenuto che una delle peggiori punizioni è la mancanza di luce solare.
Secondo quanto rivelato nella denuncia ci sono reclusi importanti che nella loro cella usufruiscono anche di aria condizionata e che ricevono privilegi ottenuti attraverso il presunto pagamento di “pedaggi” al “probó” (capo dei reclusi, anche lui un carcerato).
Secondo il procuratore di San Pedro de Macorís, il sovraffollamento è dovuto al fatto che nei carceri modello inaugurati di recente non stanno ricevendo reclusi perché sono già al completo.
Le fotografie sono abbastanza eloquenti. Si deve tenere presente che tutti i commissariati o “destacamento” hanno delle celle che spesso sono piene zeppe di gente, per cui finire in un luogo di reclusione nelle stesse condizioni del carcere di San Pedro è più facile di quanto si possa pensare. Basta una querela, anche falsa. Qui non esiste il reato che punisce la falsa testimonianza, o meglio, sicuramente esiste, ma per quanto mi risulta viene ignorato. Eppure le testimonianze sono colonne portanti a giustificazione delle sentenze di condanna.
Gli stranieri al riguardo si trovano in una situazione di maggiore rischio. Manca di fatto spesso a loro l’aiuto del “traffico di influenze”. Qui anche uno che pulisce i vetri per la strada ha un qualche “padrino” o cugino che occupa posizioni altolocate dalle quali puñ esercitare una qualche pressione.
C’è una canzone che esordisce così: “Il carcere è un inferno di uomini vivi”. Nulla di più vero ai tropici…